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Il tesoro di Cosenza: la stauroteca di Federico II

Il Reliquiario della vera Croce, detto Stauroteca (dal greco Stauròs che significa Croce, e heke, che significa raccolta) o Croce bizantina o Croce di Federico II può essere considerato il tesoro più importante di Cosenza.

Oggi è possibile visionare questo bellissimo e importantissimo tesoro nel Museo Diocesano collocato nel centro storico della città di Cosenza.

La sua storia è interesante ed affascinante: questa importante reliquia giunse a Cosenza il 30 gennaio del 1222, in occasione della cerimonia di consacrazione della Cattedrale dopo il devastante terremoto nel 1184, come dono dell’Imperatore Federico II Hohenstaufen di Svevia alla città: “una reliquia del legno della Croce custodita in una croce aureo-gemmata”.

La Stauroteca di Cosenza, così descritta, sembrerebbe una delle tante croci reliquario diffuse nella nostra penisola ed esposte nei più prestigiosi musei. Ma in realtà non è così. Ciò che rende tanto preziosa la Stauroteca di Cosenza è la preziosità della tecnica utilizzata per la sua realizzazione. E’ alta cm. 26,2 e larga cm. 20,7. I medaglioni laterali misurano cm. 4,5 e il medaglione centrale cm. 5. E’ una Croce potenziata a schema cruciale quadrilobato in lamine d’oro ed orlo in filigrana. Fissata ad uno scheletro di legno, e ornata di smalti e gemme preziose. La Croce evidenzia una preziosa descrizione iconografica sul recto e sul verso. Da ambo le parti è presente l’iscrizione IC-XC, monogrammi del nome di Cristo.

Il recto presenta cinque medaglioni a smalto e sette placchette ornamentali a smalto: il disco centrale è più grande e ritrae l’immagine del Pantocratore, Cristo Signore assiso in trono, quelli laterali raffigurano gli Evangelisti per intero, seduti e nell’atto di scrivere: San Matteo (in alto), S. Luca (in basso), S. Marco (a sinistra), S. Giovanni (a destra); le placchette probabilmente rappresentano l’Albero della Vita. La disposizione dei medaglioni è stata ritenuta confacente a uno schema canonico-liturgico che, trovando affinità con quello architettonico-liturgico delle chiese ortodosse e protonormanne a cinque cupole, affermerebbe il carattere cerimoniale della stessa faccia.

La struttura interna della Stauroteca è in legno di acero, mentre il rivestimento esterno è composto da oro, pietre preziose e smalti. Il profilo del prezioso reliquiario, che doveva essere completato da un filo di piccole perle, insieme alla distribuzione delle gemme, rimanda a quello della Crux gemmata dalle estremità potenziate; queste, si allargano comprendendo medaglioni ornati ognuno da quattro castoni, in origine probabilmente impreziositi da gemme e ora ricostruiti, nel restauro del 1982, in numero di quaranta su tutta la superficie, del tipo “a cestello” realizzati con un filo d’oro ripiegato tante volte fino a formare una corolla – che trattengono un piccolo alamadino tagliato “a cabochon”.

Scritto da Alfonso Morelli, è possibile leggere l’articolo completo sul sito Mistery Hunters.

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